Il pubblico non è spettatore della crisi

Il pubblico non è spettatore della crisi

Ecco la versione integrale dell'articolo scritto per il quotidiano LA STAMPA di Torino dal Notaio Andrea Ganelli, uno dei fondatori di Leading Law.

 

Siamo ormai prossimi alla Fase 2 della pandemia, ovverosia la fase nella quale, essendo in calo (per fortuna) i contagi e l’allarme sanitario, diventa centrale il problema della ripresa e della crisi economica che stiamo vivendo. Cio` lo si evince anche dai titoli delle prime pagine dei giornali, sempre piu` dedicati alle problematiche economiche che a quelle sanitarie.

Dobbiamo dirlo subito: i rimedi economici sin qui proclamati (ma non ancora concretizzatisi a beneficio chi dovrebbe esserne destinatario) sono inadeguati, nel quantum e nella loro natura.

Non si puo` pensare che un lockdown imposto dallo Stato possa essere gestito come la crisi che ha avuto come simbolo la caduta di Lehman Brothers. I casi cono completamente diversi. Nel 2008 la crisi economica ha si colpito tutti, ma tutti erano in grado di svolgere le proprie attivita`, di mettere alla prova le proprie capacita` gestionali e quindi di cimentarsi con la crisi stessa. In quel contesto era giusto che lo Stato (anch’esso spettatore e vittima della crisi economica) sostenesse le imprese in difficolta` con un sopporto agli strumenti ordinari del sistema creditizio. In altre parole aiutando le imprese ed i cittadini (che ne avevano voglia e forza) ad indebitarsi sostenendoli con le garanzie dello Stato stesso.

Oggi non e` cosi`. Oggi lo Stato (certamente per ragioni di salute pubblica) e` attore della crisi. E’ lo Stato che impedisce agli imprenditori ed ai lavoratori dipendenti di lavorare e non puo` quindi cavarsela inducendo le imprese ad indebitarsi per far fronte al calo (se non all’azzeramento) del fatturato conseguente al blocco. Non si puo` dimenticare che ogni attivita` e` basata su un business plan che nel Covid 19 ha trovato un evento straordinario che blocca i ricavi: come si puo` pensare che il business plan regga se, all’azzeramento dei ricavi, si aggiunge un indebitamento non previsto? Come si puo` pensare che un business plan regga se sara` consentito di ripartire (pensiamo ai ristoranti) con un’attivita` dimezzata?

Di fronte a questa situazione che non e` colpa di nessuno, ma che proprio per questo richiede interventi straordinari, lo Stato deve intervenire con supporti ed erogazioni a fondo perduto, che permettano alle imprese di recuperare il fatturato perduto in ragione di quello che, un tempo, si definiva il factum principis.

Non e` pensabile che la ripresa sia supportata solo dal credito bancario. Non dimentichiamoci che le banche, ancorche´ garantite dallo Stato, non hanno l’obbligo di concedere credito e le procedure di questi giorni lo dimostrano. Le banche sono societa` private con scopo di lucro e quindi, giustamente, devono perseguire l’interesse dei propri azionisti. E’ il Governo (nazionale e regionale) che deve perseguire l’interesse dei cittadini, facendo molta attenzione a non creare cittadini di serie A e cittadini di serie B, perche´ in questa differenza si annidano i rischi della rivolta sociale.

Quando, fra poche settimane, si dovesse percepire il Covid come un ricordo, resteranno solo le difficolta` economiche e lo Stato avra` grosse difficolta` a mantenere la coesione sociale laddove avra` dimostrato di avere figli e figliastri.

Si consentito un esempio banale. Prendiamo il caso di un condominio in un quartiere popolare di Torino, in cui vivono un bidello, il cuoco dipendente di una societa` che gestisce una mensa scolastica ed un proprietario di un bar. Ebbene, al primo lo Stato dice di non lavorare, ma gli paga il regolare stipendio, al secondo impedisce di lavorare e promette una cassa integrazione che l’INPS spesso non e` in condizione di erogare, al terzo impedisce di lavorare e lo aiuta ad indebitarsi (peraltro con grandi difficolta`).

Come e` pensabile che a fine giugno, se non si sara` realmente ed efficacemente cambiato il sistema di intervento economico a sostegno delle imprese, non esplodano contrasti sociali difficili da gestire?

Credo che tutti, dalla organizzazioni di categoria, ai sindacati, ai partiti politici, fino all’ultimo dei cittadini debbano levare forte la voce per spronare il Governo a cambiare rotta. L’impressione e` che la pandemia abbia colto di sorpresa non solo le Istituzioni, ma anche i corpi intermedi che troppo spesso dimostrano di ragionare ed agire seguendo paradigmi novecenteschi e certamente non al passo con i tempi emergenziali che stiamo vivendo.

Non vorrei che dopo la tragica fine di troppe vittime del virus arrivasse l’onda delle imprese vittime delle troppe cabine di regia, le quali non dovrebbero dimenticare l’antica locuzione latina “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”.

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